Corona Virus, la natura urla: fermatevi

CORONA VIRUS: LA NATURA URLA: FERMATEVI!

Ci siamo fermati tutti.
Le città sono fantasmi silenziosi e noi in questo silenzio al quale non siamo piú abituati, dobbiamo fare i conti con il frastuono che c’è dentro di noi.
Riflettiamo sulle nostre paure, sui nostri errori, sui nostri liti.

Nonstante tutto, rimaniamo fermi a riflettere  sul nostro senso di onnipotenza messo in ginocchio da un qualche cosa di enormemente piú piccolo del nostro Ego.

Guarda il video YouTube:

CORONA VIRUS:
QUANDO LA NATURA CI OBBLIGA A FERMARCI

Finalmente ci troviamo a fare i conti con la noia ed in quella noia, per mantenere il cervello attivo e vivere questo momento con serenitá, ci riinventiamo.

CORONA VIRUS
I libri che non avevamo letto, i piaceri che abbiamo procastinato, le cose che non avevamo piú fatto.

Cuciniamo il pane, facciamo torte, riempiamo di attenzioni il nostro partner.

Vhiudiamoci sotto le coperte a guardarci la serie TV che non avevamo interrotto…tutta di fila, come un barattolo di Nutella.

Ci sará tanto da riprogrammare ma intanto, riprendiamo possesso del  bambino che abbiamo dentro di noi e che probabilmente abbiamo sedato.

Diamogli vita perché sarà lui il motore di Ri-partenza. La sua curiositá, la sua esperienza, la sua gioia di vivere.

CORONA VIRUS: LA NATURA URLA: FERMATEVI!

La natura ci ha dato indietro un tempo che avevamo dimenticato e mentre  cala lo smog, cala anche il silenzio.

In quel silenzio  siamo costretti a riflettere sul nostro agire.

Un agire che nel momento della ri-partenza, dovrà essere testimone di un cambiamento radicale dei nostri modi di comunicare con noi stessi e con il prossimo.

Una ri-partenza che sarà presa di coscienza dei nostri limiti, delle nostre paure, dei nostri sentimenti.

Daremo valore a tutti quei sogni che abbiamo procastinato e daremo valore al nostro vivere quotidiano.

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Silenzio

Silenzio

scende lento

giorno dopo giorno nella tua assenza.

La colpa, che contrapposta al silenzio

si sedimenta come fango sulla strada della vita,

si indurisce con il sole che spietato spacca,

va nel profondo in cerca di acqua

per dissetare e riprendere vita.

Sentire il nulla,

annullare il pensiero ascoltare l’intorno

le voci e i rumori,

ma quando sei assente dal resto del mondo

senti solo silenzio.

È nel silenzio che lancio il mio grido,

nella speranza che la tua assenza nella mia vita torni presenza.

PENSIERI

PENSIERI

E poi volano, e poi tornano,

rimangono, girano, ti osservano,

si nutrono del tuo spirito e navigano, navigano, navigano.

Si nutrono mentre osservi,

si divertono a cambiare,

altre volte si fermano a sedimentare, fanno spuntare sorrisi

fanno meditare.

Immobile, in cammino,

seduto sul divano, sul letto o davanti ad un camino,

accesso o spento che sia,

puoi riempirti di gioia, tristezza, o allegria.

Li vorrei controllare, ma non posso, non riesco,

sono liberi di andare e venire viaggiare e tornare

e non ci sono porte bloccate

che ti possono fermare.

Loro hanno le chiavi di accesso,

per ogni luogo del tuo corpo

per entrare, guardare, restare,

sedimentare e partire.

Loro sono liberi di cambiare la tua vita

e passare.

I pensieri, non sono mai quelli di oggi e domani,

sovente fanno un viaggio nel tempo

e nel mio cuore

tornano sempre a ieri.

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Amore e dolore

AMORE E DOLORE

A volte la gioia
passa attraverso il dolore e viceversa.
Provare dolore non vuol dire morire
vuol dire anche amare,
ma in questo mondo virtuale non c’è più spazio
per usare la parola dolore.
Se amore e dolore
sono ai due estremi
cosa realmente rimane,
li nel centro,
in quell’equilibrio
punto di arrivo
punto di mezzo
di tutto il resto della vita che scorre
che ci sbatte a destra e a sinistra.

Dolore non cercato,
quello delle parole che tolgono dignità,
dell’essere, dolore della violenza subita,
uno schiaffo, un pugno, una cinghiata o una bastonata,
una bugia subita e non capita
che costringe a vagare nel vuoto per anni
convinti di cose contrarie
che come radici ti tengono bloccate al terreno,
non pemettono di prendere il volo
fino a trovare risposta
e metterla a quiete e perdonare.

Amore, di cui non sappiamo nulla,
perchè viviamo amore consumato.
Amore sentito,
amore che da vita ad altro amore
che cresce e si sparge nel mondo senza alcuna direzione.
Pensiamo che l’amore sia dovuto,
pensiamo all’amore meritato,
regolato da leggi di stato che tutto insegna
ma non l’amore
perché alla fine l’amore di stato
toglie la vita a chi l’amore l’ha donato.
E allora rimane quell’altalena
dove si poggia la il pilastro della vita,
da una parte il dolore
dall’altra l’amore, e li al centro
in quel punto di equilibrio tra tutte le cose
alle quali nessuno di noi sa dare un nome,

il punto, interrogativo.

Alla ricerca continua
di felicità effimera e virtuale,
ci spingiamo da una parte all’altra.
Dovremmo fermarci, spogliarci di tutto
godere di quanto ci è stato donato
e allora solo allora, di quel dolore e amore
potremmo dare un significato.

Il mondo cambia se tu cambi

IL MONDO CAMBIA SE TU CAMBI

RIFLESSIONI DI VITA DI UN PRESTIGIATORE:

Mentre pianifico il mio lavoro, scrivo news letter, focalizzo la direzione, mi prendo ogni tanto dei minuti di pausa e guardo il mondo dalla mia finestra. Ci sono argomenti che lasciano basiti, che fanno riflettere: 1) La mamma che denuncia il figlio minorenne di possesso di stupefacenti e questo per la vergogna si suicida 2) Orge Gay con i soldi di Palazzo Chigi: Il direttore della UNAR, Spano, si dimette dopo il servizio delle Iene. La UNAR dovrebbe occuparsi di finanziare con i fondi pubblici  le associazioni culturali, peccato che alcune di esse facevano tutt’altro  con i soldi di noi contribuenti 3) Disabili dimenticati, Il problema dei disservizi per i disabili dove Piff si incazza con Miccichè, un altro di quei personaggi della politica Italiana sui quali ti fai mille domande e l’elenco è lungo, lunghissimo. mentalista illusionistaSi è perso il concetto di Res pubblica, del diritto di noi cittadini di essere tutelati da uno stato che invece, con grande arroganza, fa il comodo suo. Un Paese sano dovrebbe poggiare le sue fondamenta su cultura, sanità, famiglia e lavoro ed invece, al contrario, il tutto del nulla che avanza e arricchisce le tasche di pochi. Populismo? semplicistico? No, è tutto reale ma continuiamo a lamentarci senza fare nulla di concreto. Personalmente ho imparato che con il mio lavoro posso iniziare a far cambiare il pensiero delle persone, anche con piccoli messaggi, e se cambi il pensiero, se questo diventa riflessione, potresti cambiare anche l’atteggiamento delle persone.

mentalista illusionistaOgnuno dovrebbe farlo con la forza di un sorriso, di una parola gentile, con un’azione che non per forza si direziona nell’obiettivo di fottere il prossimo, magari, al contrario, di aiutarla e creare una sana intersezione. Il mondo cambia se tu cambi

La magia silenziosa del Kenya, il viaggio continua

IL MAGO ILLUSIONISTA DI TORINO RACCONTA : QUANDO LA MAGIA E’ SILENZIO IN KENYA DIVENTA MUKIRI.

Come avevo previsto, nell’organizzare questo viaggio alla scoperta del Kenya e dopo aver dedicato i primi 6 giorni alla scoperta di alcuni dei più bei parchi nazionali alla ricerca di quelle emozioni legate alla natura, agli animali (ricordando purtroppo che molti sono in via d’estinzione per colpa della stupidità dell’uomo) ai paesaggi, il viaggio cambia di prospettiva e riparto da Nairobi unendomi ad un Tour organizzato dalla Missione della Consolata di Torino (VEDI LINK)
Il mago illusionista di Torino va alla scoperta di altre sfumature di questo bellissimo paese, sfumature legate purtroppo ad una linea di demarcazione che apre altre ferite dell’animo ma che crea un sottile filo di speranza.
Tutto inizia a Torino con un incontro con Padre Adolfo De Col, padre Missionario della Consolata che opera da più di 40 anni in Kenya e che negli ultimi 24 anni ha organizzato diversi Tour che sono: “…ben lontani dal tipici Safari, ma sono invece dei viaggi alla scoperta della vita, delle etnie, delle culture e della realtà missionaria del paese. Una presa di coscienza del ruolo e dell’impegno che ognuno di noi ha nel mondo”.

Non è un viaggio facile sopratutto quando come sempre la realtà nuda e cruda te la ritrovi sbattuta in faccia uscendo dagli alberghi perennemente blindati e controllati dalla polizia militare o da enti privati.
Bastano pochi km e ti ritrovi in una realtà parallela, assurda, contraddittoria, maleodorante, instabile, a tratti visibilmente e igienicamente primitiva, ma stranamente ricca di suoni, colori e sorrisi, gioia, che ti accolgono con quello sguardo di centinaia di bambini e con i loro genitori che ti aspettano con gli occhi pieni di speranza.

Mago Torino
Con la Missione della Consolata arrivano le magie.

Parto proprio dalla loro canzone che ti accoglie in maniera semplice ed immediata, una canzone in Swajili, il dialetto più diffuso in Kenya “Jambo Buana”. (Link you tube)
Il testo dice questo: “Ciao visitatore, come va?, Molto bene!, gli stranieri sono benvenuti nel nostro Kenya, nessun problema, il Kenya è un bel paese, non c’è problema, il Kenya è un paese meraviglioso, pieno di pace, dove non ci sono problemi”.

Il mago illusionista di Torino parte dal testo di questa canzone e vi incita ad ascoltarla osservando questa foto, perché questa è la prima contraddizione che noi “visitatori” dobbiamo affrontare con un nodo alla gola.
Mago Torino

Questa foto è stata scatta nello Slam di Nairobi, ai confini di quella realtà ricca di business, opportunità per pochi prescelti, grattacieli, alberghi extra lusso, SUV giapponesi che sono venduti con i navigatori in lingua Giapponese, con i vetri oscurati e tanto altro, macchine che scorrono per le strade delle principali città, in un mondo parallelo, un binario che scorre e che miete vittime innocenti lasciate ai margini senza alcuna azione di “recupero” da parte proprio di quella realtà che con un piccolo gesto potrebbe ma forse, penso, preferisce e non so per quale motivo, rimanere indifferente.

Eh si, perché se pensiamo al MOI,  Moi a Nairobimonumento eretto nel centro di Nairobi  costato milioni di dollari, le contraddizioni saltano agli occhi, qui in Africa, come in Brasile che con queste Olimpiadi ben lontane dallo spirito di Pierre de Coubertin, hanno arricchito pochi con opere edilizie rimaste in sospeso a discapito di milioni di poveri che sono diventati invisibili e tali rimarranno agli occhi del mondo.
Rimarranno solo scheletri di cemento che diventeranno nel prossimo futuro, centri di spaccio o dormitori per i senza tetto in tutte le città del mondo dove l’apparire in mondo visione è molto più importante del tendere la mano. Stiamo riempendo angoli di città nel mondo di mostri senza anima, ne abbiamo un esempio a Torino che dopo le Olimpiadi invernali non è riuscita a far quadrare i bilanci di opere rimaste inutilizzate. Peccato, sarebbero potute diventare centri di smistamento della cultura, dell’arte, dell’incontro e della condivisione.

Ma se le prossime Olimpiadi venissero dedicate alla fame nel mondo e tutti i proventi venissero destinati dove c’è bisogno di ricostruire partendo da quei 4 pilastri: cultura, sanità, scuola e famiglia, ? Molti di voi direbbero “UTOPIA” e a me appare una parola che sa di sconfitta.

Ma non i tutti i posti che visitiamo troviamo indifferenza. Molti dei missionari della consolata e molte suore che operano sul territorio da più di 60 anni, hanno creato strutture incredibili che accolgono i più deboli, i bisognosi di cure o di istruzione, che desiderano avere la possibilità di imparare un mestiere per rendersi autonomi ed in grado di sostenere una famiglia con dignità. Pare sempre più evidente che una delle prime missioni dell’ ”apparenza” umana sia quella di abbattere i pilastri di una società civile: Cultura, Sanità, Scuola, Famiglia, perché così facendo sistematicamente si sottomette una intera popolazione, che nel tempo, rimanendo nell’ignoranza, si accontenta e rimane ai margini.
6o anni fa questi missionari sono arrivate senza nulla, hanno abitato nel nulla e dal nulla hanno creato ospedali, centri di incontro, luoghi per imparare un mestiere e tanto altro.

I primi 5 giorni il mago illusionista di Torino visita il seminario di Langata e la Missione di Sagana per poi spostarmi in un’altra missione quella di Karima dove godiamo di una messa dove trovo un vero momento di comunione inteso come incontro della comunità, con canti che vengono dallo spirito, con i preti che fanno la messa in doppia lingua per ringraziarci della nostra presenza, dove l’offertorio è un momento vero, una testimonianza del significato del donare, dove tutti escono dalla chiesa per poi rientrare con beni di ogni genere e di prima necessità per tutti coloro che hanno bisogno. Il mago illusionista di Torino  vi assicura che coloro che donano non sono proprio il simbolo della ricchezza ma si stanno privando a loro volta dei loro beni per aiutare altri della comunità che hanno di meno, il cerchio della vita prende significato vero.

Peccato il senatore di turno accerchiato dalle sue guardie del corpo, che al termine della messa prende il microfono in mano e parla per 15 minuti (nel 2017 ci saranno le elezioni del nuovo Presidente della Repubblica) per poi a conclusione del monologo prelevare dalla tasca una “mazzetta” di soldi e darla visibilmente al prete davanti a tutti, in un luogo sacro dove forse la vera carità andrebbe fatta silenziosamente e discretamente.
Ecco le contraddizioni che stonano, che non tornano e che mi fanno contorcere lo stomaco, ma passo oltre anche pensando che se lo avesse fatto un politico in un qualsiasi paese europeo, i giornali avverrebbero gridato allo scandalo.

Il mago illusionista  di Torino indossa il suo naso rosso e rimane in chiesa con i bambini chiesa.  Posso solo donare a loro la meraviglia di un sorriso ed il più bel regalo che ricevo in cambio è la loro gioia al termine dello show, (foto) i loro abbracci, la loro voglia di continuare a stupirsi. Padre Adolfo mi incita ad andare a mangiare, ma il mago illusionista  di Torino non ha fame, è sazio di quanto riceve e devo ammettere che è un ingordigia sana.

Mago Torino
Al di la di queste osservazioni personali tutte le missioni dove veniamo portati da Padre Adolfo de Col sanno veramente di impossibile. Entriamo in luoghi dove suore e preti, lontani dai poteri politici della Chiesa di Roma e del dio soldo rinchiuso nelle banca dello Ior, nelle azioni della Beretta e dagli scandali vari che Papa Francesco piano piano sta smantellando, hanno costruito negli anni opere che aiutano i dimenticati ma che sopratutto tutelano i bambini, unica fonte certa di un futuro sano.
Basti pensare che a Kiirua, suor Maria Pia,  (link) che vive li da più di 50 anni, oggi gestisce un orfanotrofio con più di 200 bambini ed un’ospedale dove ogni anno partoriscono circa 2000 donne. In questo ospedale non esistono figure professionali “fisse” ma solo medici che saltuariamente arrivano da paesi stranieri qualche mese all’anno per prestare la loro opera gratuitamente. In che mondo viviamo se non ci preoccupiamo di preservare la parte “sanitaria” di un essere umano che dovrebbe essere un diritto e non un favore a chiedere pregando, sperando in un miracolo caduto dall’alto?
Continuo il mio viaggio in questo paese ricco di energia soffocata e contraddizioni, un paese che non è molto lontano dalla nostra Italia dove ormai la classe intermedia sta sparendo e si sta creando sempre di più un divario tra ricco e povero.
Il mago illusionista  di Torino può solo prendere consapevolezza e condividere il suo pensiero; stando qui posso contribuire con padre Adolfo e le Missioni che visitiamo, con il mio sorriso, il mio naso rosso e la mia valigetta con le poche magie che potevo portare dall’Italia, ma che negli occhi dei bambini e forse nella loro mente, possono creare quel momento di stupore e meraviglia che li potrà aiutare a pensare che nulla è impossibile, tutto è realizzabile, basta volerlo, una piccola goccia gettata nell’oceano, ma che con altre milioni di gocce potrebbero creare un futuro migliore.

Ognuno di noi può contribuire nel proprio piccolo, ma ne parleremo al prossimo appuntamento.
Intanto ci fermiamo alla pompa di benzina per il rifornimento e vedo che il driver non paga con le banconote ma con il suo cellulare: qui usano “Empesa”, un applicazione che ti permette di caricare sul tuo cellulare un certo quantitativo di soldi e pagare tramite il suo utilizzo.
Siamo in Kenya, in Italia non abbiamo nulla del genere, siamo già paese del terzo mondo?
Sono le 19:00 di sera, stiamo tornando in Albergo, la strada è lunga, non esiste illuminazione, l’autista è concentrato, centinaia sono le buche da evitare. Passiamo davanti a piccoli paesini con le case in legno ai lati della strada dove si intravedono sulle finestre delle candele accese che illuminano con delicatezza storie di altre vite che hanno terminato il presente, perché domani è un altro giorno e tutto potrebbe accadere.
Il giorno dopo siamo nella zona del Meru e precisamente a Mukululu, nome apparentemente pastrano ma che ormai è diffuso in tutta la zona. Sapete perché? perché ci vive fratello Argese, l’uomo che ha incanalato le gocce d’acqua sulle foglie, (link con il video di approfondimento) un altro missionario che vive qui da 50 anni, e che con la sua terza media ha costruito 30 chiese e altrettante abitazioni per i missionari, ed ha creato, dalla raccolta dell’acqua pluviale da una foresta a 2500 metri, un bacino di acqua che oggi rifornisce, tramite un acquedotto che si estende per circa 380 km, migliaia di persone.

Argese il Missionario del Silenzio
E’ qualche cosa di veramente incredibile. Qui i locali lo chiamano affettuosamente “Mukiri”, uomo del silenzio. Eh si, questo uomo in silenzio ha realizzato qualche cosa di incredibile, è uno di quegli esempi di quando il dono è canalizzato e prende consapevolezza, lui l’ha fatto in silenzio, scalando una montagna di 2500 metri circondata da una foresta che ricorda l’Amazzonia.
Si è domandato: ma l’acqua frutto della condensa del mattino, quale itinerario segue? Ha scoperto che quella in superficie si raduna in una cascatella dalla quale ha fatto partire un tubo che incanala l’acqua alla missione di Turu che alberga 230 bambini poliomelitici, ritardati mentali e spastici i quali rischiavano di soffrire la sete in quanto i serbatoi che contenevano l’acqua piovana stavano per esaurirsi. Per risparmiare quest’acqua i bambini erano obbligati a lavarsi il volto con la rugiada del mattino depositata sul prato. In seconda battuta “Mukiri” si è domandato dove andava a sparire l’acqua che scompariva nel terreno. Ha quindi scavato centinaia di metri di gallerie in sezione. Dalle pareti delle gallerie scendeva dell’acqua impedita dallo stato impermeabile e veniva raccolta in un canaletto sottostante che faceva fluire l’acqua alla grande riserva. Walter Rolfo, con il suo progetto Masters Of Magic, dovrebbe inserirlo a pieno titolo nel suo spettacolo dove dimostra che nulla è impossibile. Per ora è tutto, ora siamo fermi a Masai Mara, altro luogo incredibile dove la natura ti lascia a bocca aperta.

Il prossimo appuntamento è alle porte di Nairobi dove mi aspetta la missione che si occupa del recupero dei ragazzi di strada e delle opere sanitarie realizzate in un altro Slam alle porte della città dove vivono confinati circa 800.000 persone.
Akuna Matata e Asante sana (non c’è problema e grazie per la lettura).

La guerra dell’odio e della paura

La guerra dell’odio e della paura.

Prima di leggere il mio personale pensiero, suggerirei l’apertura di questo link e scorrere l’elenco degli attentati avvenuti negli ultimi anni che hanno creato la guerra dell’odio e della paura.

Articolo repubblica elenco completo attenti nel mondo 

23 Luglio 2016, il giorno dopo Monaco.
Mentre provo a ripercorrere a ritroso l’origine “del male”, mi imbatto in un elenco lungo, interminabile, una rete che si infittisce e si allarga in ogni paese del mondo a macchia d’olio.
Pongo una puntina di color verde (mi rimane solo il colore come speranza) su ogni luogo dove è avvenuto un attentato e il globo terrestre che gira nei miei pensieri si macchia di rosso, è la guerra dell’odio e della paura.
New York, Parigi, Siria, Nizza, Monaco, Istanbul, Mogadiscio. Sanaa, Maidugori, Kidal, Tripoli, l’elenco non trova spazio, gli attentati non danno risposte lasciano solo morti, feriti, lacrime, funerali privati e di stato.
Questa mattina, dopo il recente attentato di Monaco, aprendo il computer, mi imbatto in 2 immagini e due frasi, apparentemente slegate le une dalle altre, ed invece connesse.
La prima frase che mi ha colpito delle due immagini con le quali mi sono imbattuto questa mattina diceva:
Prima chi difendeva il proprio paese dagli invasori era un eroe adesso è un razzista

Guerra, odio, paura

Vedo la pericolosa intersezione e mi stringe il cuore, mentre i pensieri girano vorticosamente.
Non posso giustificare chiunque decida la vita, la morte ed il destino del prossimo, di qualsiasi colore, razza, provenienza, religione o cultura che sia. Chi uccide appropriandosi del destino della gente innocente, pensando di avere il diritto di farlo in ogni momento, luogo che più gli aggrada è e rimane un assassino e non importa se si nasconde dietro le vesti di un comune cittadino che sotto la camicia ha una bomba o sia un caccia americano, francese o tedesco che subito dopo bombarda paesi uccidendo a loro volta gente innocente, disarmata, che non ha colpe se non essere nati in un luogo dove sono cresciuti alcuni gruppi terroristici che compiono attentati di ogni genere in giro per il mondo.

Bombardamenti della Siria su Raqqa

L’equazione logica che ne esce fuori è l’inadeguatezza e l’iniquità dell’azione che decide di porre fine alla vita degli innocenti, perché in ogni guerra, chi muore da una parte o dall’altra, rimane una vittima sempre e unicamente innocente.
La guerra dell’odio e della paura crea vittime innocenti.
Innocente è anche chi compie un attentato perché quando il kamikaze è una bambina di soli 10 anni come quella che nel 2015 in Nigeria a Maiduguri che si fa esplodere in un mercato all’ora di punta, alle 12.30, uccidendo 20 persone e ferendone altrettante, allora i carnefici siamo tutti noi, nessuno escluso, dovremmo fermarci e riflettere.
La guerra dell’odio e della paura crea sentimenti effimeri.
Mi fa una immensa tenerezza l’apparire sulle cover page dei social, le bandiere dei paesi colpiti a sostenere le vittime, e parole, parole, parole scritte che trasudano terrore e paura, odio e rabbia, sentimenti più che comprensivi, bandiere Francesi, Tedesche Belghe ma ne ho viste poche LIbiche, Somale, Afghane, Pakistane, Kenyane, Tunisine, Thailandesi, Greche. Mi fermo perché l’elenco è lunghissimo ma i media parlano poco non dando il giusto peso con un articolo che spieghi le trame di questa guerra dell’odio e della paura, cosa complicata, me ne rendo conto.

La guerra dell’odio e della paura.
Penso che gli invasori non siano coloro che entrano nel nostro paese in cerca di libertà e dignità, che attraversano a piedi o con mezzi improbabili (i gommoni con i quali attraversano i nostri mari sono l’ultimo dei mezzi da loro utilizzati in mesi e mesi di fuga e speranza).
Penso che gli invasori siano quei sistemi economici che hanno sfruttato determinati paesi per centinaia di anni che hanno un sistema economico basato sul produco a 5 e vendo a 300.
Il Dio consumismo sta alla base di tutto, quel Dio che genera sfruttamento, ipocrisia, quel Dio che genera povertà, che elimina la cultura per sottomettere un popolo.
Quando un popolo diventa consapevole della propria dignità, quando non vuole più sottostare a delle regole imposte da Governi che accumulano ricchezza distruggendo la coscienza civile di intere nazioni che vengono atrofizzate nell’agire si arriva al conflitto, sociale, bellico, politico e terroristico.
Basterebbe iniziare a dire no al consumismo sfrenato e allora tutti noi potremmo diventare degli eroi, sarebbe un primo passo, l’eliminazione del superfluo.
La crisi che stiamo vivendo ha permesso, o meglio, ha costretto molti di noi a comprendere questo primo fattore.
E non è un caso se la seconda frase sulla quale mi sono imbattuto questa mattina diceva:
La dittatura perfetta avrà sembianze di democrazia, una procione senza muri, nella quale i prigionieri non sogneranno mai di fuggire.
Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù”.
Io non voglio essere più schiavo di un sistema economico che mi vede come un numero, che mi contatta per telefono per vendermi un suo prodotto o si appropria delle mie informazioni personali per potermi offrire beni di cui posso fare tranquillamente meno. Vorrei essere libero, tutelato della mia libertà, della mia dignità, della mia salute, vorrei crescere i miei figli in mondo un poco, ma dico proprio un pochino più giusto.
La guerra dell’odio e della paura.
Penso che nell’atrocità del gesto definitivo di un Kamikaze, si celi impietosamente la risposta sbagliata a questo senso di libertà, un ultimo grido che arriva inaspettato, ovunque, in ogni momento, in ogni luogo, grida vendetta e semina vittime innocenti e genera la guerra dell’odio e della paura, generalizzata, mistificata, semplificata e basata su luoghi comuni che non mi appartengono.

Ora il mio pensiero va alle vittime di Monaco e a tutte quelle in giro per il mondo prima di esse e come diceva Ungaretti in San Martino del Carso:

Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro.
Di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto,
ma nel mio cuore nessuna croce manca,
è il mio cuore il paese più straziato